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Gennaio 2010 - La ripresa è debole ma c'è - 67,20

9 febbraio 2010
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La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica



• L’Indice Ifiit conferma la tenuta di una ripresa, seppure debole. L’ultima rilevazione porta a 67,20 punti il grado di consenso degli operatori economici verso gli investimenti in innovazione tecnologica rispetto ai 66,60 punti del valore precedente. Sono ancora una volta le aziende più internazionalizzate a mantenere alto l’interesse verso progetti di miglioramento produttivo e organizzativo.


• In evidenza alcuni settori del made in Italy, delle scienze biomedicali e degli impianti di energia, dove si segnalano forti predisposizioni ad investire.


• Il sentiment verso l’innovazione tecnologica si mantiene allineato al valore già registrato nel mese precedente per le telecomunicazioni, per il settore del credito e delle assicurazioni e per il comparto agro-alimentare.


• Sottotono appaiono il lusso, il tessile-abbigliamento, le attività professionali, il commercio al dettaglio.


• Resta sostanzialmente allineato al valore del mese precedente il sentiment legato al digital divide. In Italia circa due imprenditori su tre ritengono che nel corso dei prossimi mesi non si ridurrà il gap tecnologico esistente tra il nostro paese e le altre nazioni tecnologicamente più avanzate


• Sale la fiducia nella ripresa del ciclo economico e degli investimenti in innovazione tecnologica soprattutto in Piemonte, resta alta ma sostanzialmente inalterata in regioni come la Lombardia, il Veneto, il Lazio, la Puglia. Torna a salire anche se debolmente in Campania mentre arretra nelle Marche, nell’Abruzzo e nel Molise. Quadro inalterato per le terre di mezzo. Toscana, Emilia-Romagna ed Umbria. In ordine sparso nel Meridione.




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Effetto Cina e Ambiente
Il mese di dicembre è stato caratterizzato dal vertice sul clima di Copenhagen, che si è risolto di fatto con un insuccesso sulle politiche e sulle iniziative da adottare per una conversione industriale condivisa a livello mondiale. Mentre sono apparsi debolmente chiari (e comunque vaghi) gli obiettivi da raggiungere (necessità di abbassare la temperatura nel corso di un periodo da definire ulteriormente) non sono stati definiti né i criteri né i metodi per agevolare questa scelta. Le misure di investimento da adottare non sono state a loro volta specificate, mentre l’impegno dei paesi maggiormente industrializzati si è condensato in un appoggio ai paesi poveri con elargizioni di denaro per cercare di colmare il disagio emergente. Molti paesi tra cui la Cina, il Giappone e il Brasile – solo per citare i più noti – hanno manifestato apertamente la loro scontentezza. In questo scenario ormai privo di regole certe, di fronte al quale anche gli Stati Uniti non hanno saputo imprimere un’accelerazione creativa e determinante, è altamente probabile che nel corso dei prossimi mesi più che un mondo ordinato possa crescere un mondo disordinato e anarchico, almeno dal punto di vista delle politiche produttive. Può darsi che la mancata realizzazione di un accordo quadro possa portare molti paesi - tra cui la stessa Cina, che non ne ha fatto peraltro mistero – ad una intensificazione delle attività produttive ed energetiche di larga scala. Ovvio che il mondo imprenditoriale, ora, stia a guardare con particolare attenzione ciò che accade e che accadrà in Oriente. Dietro le buone parole e le facili promesse di un pianeta rasserenato dalla visione della “green economy” resta invece inalterata la necessità di un potenziamento sulle linee classiche (attività industriale pesante, produzione su larga scala di beni e generi di largo consumo, allargamento della base energetica). Dunque è ancora una volta la Cina a tenere in scacco gli Stati Uniti e l’Occidente. In questo scenario l’Europa è costretta a giocare in parte un ruolo di rimessa e deve stare ad ascoltare ciò che accade nel G-2 prima di decidere cosa pianificare. Sempre più imprenditori sono consapevoli di quanto e di come il quadro stia mutando. Lo spostamento verso est del baricentro decisionale degli affari economici accentua il senso di spaesamento con cui la crisi ha contagiato molti piccoli e medi imprenditori. In questa fase di transizione – che per sua natura non appare né debole né breve – gli operatori sono sì convinti che l’innovazione tecnologica possa giocare un ruolo di rilievo, ma questa considerazione convive ancora con una palude contrassegnata da crisi congiunturale, domanda debole, scarsità di credito, sistema dei pagamenti poco fluido e, in prospettiva, ancora significative riorganizzazioni di aziende e di comparti. In questo clima l’Indice Ifiit manifesta una conferma di miglioramento, come prospettiva di raggiungimento dove magari le opportunità non migliorano, ma dove certamente i rischi sono avvertiti meno forti.



I settori che mantengono alta o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore rispetto alla media del Paese
I settori che nel corso del mese di dicembre (periodo nel quale è stata compiuta la rilevazione dei dati) hanno manifestato i più alti livelli di propensione agli investimenti in innovation technology sono stati quelli legati al biomedicale, alla salute e al benessere (intesi anche come ospitalità), oltre al segmento della produzione energetica che da mesi guida la classifica del sentiment. Gli operatori attendono una forte crescita della commercializzazione e della diffusione di apparecchiature e delle strumentazioni medicali e diagnostiche presso una platea sempre più diffusa di medici, centri sportivi e diagnostici, cliniche private e centri per l’assistenza di anziani. Una discreta propensione agli investimenti hanno manifestato anche alcuni segmenti del made in Italy legati agli interni domestici (come la bioedilizia integrata).



I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice

La fiducia verso gli investimenti in innovazione tecnologica resta inalterata e su buone posizioni per settori quali il credito, le telecomunicazioni. Da segnalare il sensibile calo degli investimenti nel settore dei prestiti personali e del credito al consumo (che hanno ridotto il budget in pubblicità anche con punte del 70%) e che sembrano rinunciare ad un efficientamento dei sistemi informativi a causa della crisi e delle difficoltà del momento.
Stabili – ma su posizioni di livello decisamente più basse – anche il comparto agro-alimentare, il turismo e l’editoria specializzata.



I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
In sensibile diminuzione il segmento delle attività professionali e delle micro-imprese, che hanno rinunciato a elaborare progetti di miglioramento delle attrezzature tecnologiche. Anche alcune realtà distrettuali del tessile abbigliamento (in Centro Italia soprattutto) hanno cominciato a manifestare un peggioramento del clima di fiducia e stanno rallentando le domande di consulenza per progetti innovativi. In difficoltà alcuni comparti del lusso (orafo e yachting) che mettono in evidenza un ulteriore indebolimento della domanda di servizi per il miglioramento informativo e/o produttivo.



I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
Ancora una battuta d’arresto nella fiducia sugli investimenti in innovazione da parte degli esercenti e dei titolari di piccoli negozi di vendita al dettaglio. Il settore risente del calo dei consumi e delle mancate prospettive di crescita della domanda di beni di largo consumo da parte di una popolazione ancora intimorita dalla crisi, dallo spettro della disoccupazione e dalle incertezze del quadro congiunturale e politico.
Analogo comportamento si rileva in certi sotto-comparti del settore edile, anche se una certa ripresa si manifesta negli ordini di tecnologia da parte di arredatori e installatori e manutentori di impianti.
Stabile, con qualche segnale di cedimento da non sottovalutare, l’andamento del sentiment tra alcuni dirigenti della pubblica amministrazione, che temono, dopo i tagli alla cultura, potenziali ridimensionamenti dei budget sull’innovazione nel corso dei prossimi anni.



Il digital divide
La maggior parte degli imprenditori italiani (circa il 69% degli intervistati) ritiene che nel corso dei prossimi mesi il nostro sistema economico e produttivo non riesca a recuperare parte del gap tecnologico che esiste con altre nazioni più evolute. E’ invece diffusa la consapevolezza (il 54% delle risposte) che alcune nostre aziende - loro sì – riescano a migliorare la propria posizione tecnologica e competitiva sui mercati. Come interpretare questa doppia e divergente tendenza? Secondo l’opinione di un membro del Focus Group di Ifiit Research esperto in questa materia, “questo dato pone ancora una volta in evidenza quanto gli imprenditori siano più convinti delle capacità dei privati rispetto a quelle del pubblico”. Un sottofondo di mentalità che non è cambiato e che contraddistingue ancora una volta la tipologia della convinzione sul sistema-paese da una parte e delle imprese dall’altra.



L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
Uno scatto d’orgoglio si registra in alcune aree piemontesi dove le aziende, soprattutto quelle legate alla meccatronica e all’information technology applicata alle attività industriali, puntano decisamente sull’innovazione come fattore di sviluppo. Un’ulteriore conferma giunge da regioni tradizionalmente vocate allo sviluppo della competitività, anche se le diverse province manifestano andamenti contrastanti. Tipico è ad esempio il caso della Lombardia, con alcune realtà (Varese e Como in prima linea) dove il sentiment verso l’innovazione non si è ancora riportato sugli alti livelli già registrati in passato. Sostanzialmente stabile si presenta la situazione nelle aree del centro e del centro-nord, che per tutta la durata della crisi hanno manifestato sempre un atteggiamento di grande compostezza ed equilibrio. Difformi le tendenze in ampie aree del Meridione e delle isole. Un discreto rialzo della fiducia si registra in alcuni comparti industriali campani, soprattutto tessile e telecomunicazioni, in uno scenario regionale complessivo che tuttavia resta debole.



Focus mensile. Telefonia mobile, ancora crescita a due cifre

Non c’è sosta alle impennate della telefonia cellulare, la cui crescita nel 2010 è attesa a ritmi intorno al 10%, dopo una pausa di riflessione dettata dalla crisi, che però non ha fatto deflettere le vendite. La guerra tecnologica tra due grandi case come Nokia e Apple ha impresso al mercato una spinta accelerativa tutta giocata sul recupero e sull’integrazione di funzioni in un'unica piattaforma di comunicazione. Conversare al telefono sarà possibile insieme alla gestione e spesso anche alla creazione di file video, musicali e quant’altro, compresa la gestione di pratiche d’ufficio, della posta, della messaggistica e dell’informazione. Nel 2010 – questo dicono alcuni esperti ricercatori – le due nuove frontiere applicative su cui si giocheranno massicci investimenti e, conseguentemente, sviluppi, saranno i micro pagamenti elettronici e i servizi di editoria multimediale, in un regime di tipo cloud, senza dispendiose memorie residenti. Nel 2010 potrebbe vedere la luce il nuovo prodigio di Steve Jobs l’ideatore imprenditore che ha riportato grande, grandissima, la Apple. Allo studio c’è iTablet che, secondo indiscrezioni, integrerà in un solo strumento la tv, il pc, il cellulare, iPod, giornali e libri elettronici. Inanto si attende anche il lancio del nuovo servizio di telefonia mobile da parte di Google, decisa ad entrare in questa arena competitiva con Nexus One (un cellulare basato sulla piattaforma Android, mentre Nokia si basa su Symbian e iPhone su Cupertino). In questo scenario scalpitano anche Microsoft (con la sua piattaforma Windows Mobile) e la Rim, con il suo mondo Blackberry, che in America risulta ancora tra i più venduti. C’è dunque molto fermento in questo comparto, un settore che sarà ancora vivace a lungo.



(Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)


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Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Ed. Big. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.cbritaly.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:


Ifiit Research
Divisione Ricerche di Mercato
Gruppo Ed. BIG
Via Confalonieri, 36
20100 Milano
Tel. 02 57403643 begin_of_the_skype_highlighting              02 57403643      end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting              02 57403643      end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting 02 57403643 end_of_the_skype_highlighting
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