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Molto hype ma pochi soldi per gli app store

8 giugno 2010
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Le stime per i prossimi anni sono ottimistiche. Ma il presidente del Mobile entertainment forum dice che per il momento i risultati sono scarsi. Lo studio di Casaleggio

Tutti ne parlano pochi ci guadagnano. Ma le previsioni degli analisti sono molto positive. Secondo una ricerca di Sizing Up nel 2012 si parla di 50 miliardi di download dagli App store sparsi per la rete con ricavi per 17,5 miliardi di dollari. Per Juniper, invece Mobile applications e App stores avranno un mercato di 25 miliardi di dollari tra 5 anni.

Questo per il futuro. Per il momento, secondo Andrew Bud, presidente del Mobile entertainment forum intervenuto al convegno milanese sul Mobile Internet, c'è molto hype attorno al fenomeno ma i ricavi non sono così significativi.
“Per ora – ha sottolineato – gli App store testimoniano la presenza di un esercito di creatori ma non di clienti. I ricavi per gli operatori mobili per ilmomento sono irrisori. Sono necessari - ha proseguito Bud – rapporti continuativi con i clienti che devono coinvolgere più piattaforme”.

Il rischio è la frammentazione e se l'industria non si normalizza, è il parere del presidente del Mef, il rischio è che il dominio di Apple vada avanti per altri vent'anni.
In effetti i mobile app store iniziano a essere parecchi con il rischio che non ci sia la massa di clienti necessaria per supportarli tutti e gli sviluppatori pronti a sfornare nuove creazioni.

Secondo il censimento di Wireless industry partnership sono 75 contro i 69 di aprile. La maggior parte sono dedicati agli smartphone e pochissimi ai modelli feature.

Secondo il rqapporto della School of management-Politecnico Apple continua a trainare le vendite di applicativi con 3 miliardi di download a livello globale nel gennaio 2010, sia gratuiti sia a pagamento, a fronte di circa 200.000 applicazioni disponibili.

Tutti i player della filiera Mobile stanno tentando di ritagliarsi un ruolo in questo comparto. Per quanto riguarda le Telco, Vodafone è stata la prima a muoversi in questo senso lanciando un proprio application store (Vodafone360), piattaforma nata con l’obiettivo di essere cross-device (al momento è disponibile per due modelli Samsung e compatibile con alcuni modelli Nokia).

Gli operatori telefonici possono, inoltre, mettere a disposizione il proprio sistema di pagamento per il billing sugli application store di terze parti, come nel caso dell’accordo tra Tim e Nokia. Alcuni produttori di cellulari hanno scelto di realizzare una propria versione di application store potendo contare su sistemi operativi proprietari, come nel caso di BlackBerry, oppure open source
ma ormai utilizzati quasi in via esclusiva, come ha scelto di fare Nokia con Symbian.

Altri device manufacturer (Motorola, SonyEricsson, Htc, Samsung e Lg) hanno preferito allearsi con software provider (Google e Microsoft) per equipaggiare i propri dispositivi con sistemi operativi performanti e poterne sfruttare i connessi Application store e le relative comunità di sviluppatori.

Per sviluppatori, publisher, media company e Web company, gli application store potrebbero rappresentare un nuovo efficace canale distributivo, che garantisce, fra l’altro, politiche di revenue sharing migliori di quanto non avvenisse finora nella relazione diretta con le Telco.

Interessante sottolineare, infine, sul fronte dei modelli di pagamento, il già citato accordo – primo in Italia – fra Tim e Nokia per lo sfruttamento del credito telefonico per l’acquisto delle Applicazioni su Ovi Store, che potrebbe rappresentare un’ulteriore leva per la crescita di questo settore. La carta di credito rimane comunque lo strumento proposto dalla maggior parte dei distributori, ad eccezione di Android che ha scelto Google Checkout e BlackBerry con Paypal.

Secondo uno studio di Casaleggio e Associati in Italia nel mese di dicembre 2009 il 67% della navigazione cellulare avviene con il melafonino e l’11% con iPod. In questo modo Apple detiene il 78% della navigazione web italiana. A fine 2009 c’erano 120 mila iPhone app in circolazione che per fine anno diventeranno 300 mila.

Una cifra che permetterà alla Mela di mantenere a distanza gli apparecchi che utilizzano Android. Nel mondo però ci sono circa 26 milioni di iPhone e 19 milioni di iPod Touch che valgono tra i 100 ed i 150 milioni al mese download mensili di app per un mercato stimabile tra i 280 ed i 420 milioni di euro l’anno.

In media un iPhone app viene quindi scaricato in un anno circa 120 volte e il reddito generato dalla vendita per il produttore è tra 2.300 e 3.500 euro l’anno. Il 32% degli ultimi applicativi inseriti nell’app store è gratuito, mentre il prezzo scelto è nel 56% dei casi quello minimo pari a 0,79 euro.

Il prezzo medio è di 2,70 euro. Chi ha successo con un iPhone app transa oltre ottomila euro al giorno se vende l’applicazione e 3,5 mila euro al giorno se vi fa pubblicità.

Luigi Ferro

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