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Giugno 2010: permane l'incertezza

9 giugmo 2010
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L'indice Ifiit, che misura la propensione agli investimenti in innovazione tecnologica, rallenta leggermente. Aumenta la percezione del gap tecnologico con gli altri Paesi

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Segnali di stabilità dell’Indice Ifiit che, attestandosi a 66,60 punti, si colloca poco sotto la valutazione del mese precedente (66,90 punti).
Mantengono una propensione agli investimenti in innovazione superiore alla media dell’indice generale i seguenti settori: credito, energia, biotecnologie e telecomunicazioni.
Gli investimenti nel settore manifatturiero, nel lusso-moda, nella logistica e nei trasporti si mantengono stabili.
Debole la domanda di attività professionali, micro-impresa, turismo, agro-alimentare.
Peggiora leggermente la percezione del digital divide. In Italia quasi 3 imprenditori su 5 ritengono che nel corso dei prossimi mesi il gap tecnologico con altri sistemi-paese più avanzati non subirà sensibili variazioni.
Nord-Ovest e Nord-Est si confermano le aree geografiche più attente ai temi dell’innovazione tecnologica. Crescono i numeri dei progetti e delle consulenze innovative anche in Emilia, Lazio, Puglia. Qualche segnale giunge da Campania e Sicilia.

Paura della disidratazione finanziaria
Nel corso dei mesi di aprile e di maggio il sistema industriale italiano ha colto qualche segnale di ripresa, legata soprattutto alla dinamica internazionale della domanda, che ha dato una spinta alle esportazioni. Tuttavia il quadro di riferimento presenta ancora ampi margini di instabilità e di incertezza. Le difficoltà incontrate dal piano di sostegno alla crisi greca, le titubanze della politica europea e i dubbi espressi dalla stessa Germania sulla possibile tenuta dell’euro hanno spinto la moneta unica ai minimi degli ultimi anni sul dollaro, mentre le Borse hanno dovuto affrontare attacchi speculativi e ondate di vendite generalizzate sui listini azionari. I mercati obbligazionari hanno vissuto e continuano a vivere fasi di accesa volatilità, che aumentano il livello di insicurezza sul sistema finanziario europeo nel suo complesso.

Con ogni probabilità – come peraltro annunciato da diversi governi compreso il nostro – nel corso dei prossimi mesi dovranno essere attuate misure correttive per impedire un aggravamento degli interventi pubblici a difesa dell’euro e dei mercati. Questo piano si dovrà tradurre in contenimento della spesa pubblica (con tagli alle pensioni e alle retribuzioni dei dipendenti dello stato). La platea imprenditoriale teme però che all’orizzonte ci possa essere anche un aggravamento fiscale, sulle imprese e sulle famiglie. Una possibilità da scongiurare per evitare l’impasse del sistema economico, alla ricerca di una traiettoria di sviluppo che faccia uscire il Paese dalla crisi. In questo clima l’umore degli operatori è cautamente ottimistico, mantiene le posizioni di recupero già manifestate nel corso degli ultimi mesi.

Ma non è scevro da un atteggiamento prudenziale, temendo che questa ulteriore coda della crisi possa avere come effetto un raschiamento di risorse finanziarie, così come il circuito dei mercati ha palesemente evidenziato. La possibilità che vengano dragate ulteriori fonti di liquidità per tamponare le falle della politica monetaria europea induce a timori. Il rischio di una parziale disidratazione del sistema finanziario – proprio nel momento in cui il sistema cerca forze per riossigenare la fiducia e il flusso dei pagamenti – è un nuovo attore che entra nel proscenio e che i titolari di impresa guardano con evidente sospetto.

In questo clima generale, sospeso tra ansie di ripresa e fattori di instabilità, l’indice Ifiit si mantiene pressoché inalterato rispetto alla valutazione dello scorso mese, a conferma che una dose rilevante della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica è data comunque per acquisita al fine di superare il vecchio ciclo economico ed entrare nel nuovo.

I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
I settori del credito, delle biotecnologie, delle telecomunicazioni e dell’energia si confermano al primo posto per la pianificazione strategica di investimenti atti a migliorare l’assetto di efficienza e di produttività delle strutture, in linea con un andamento che si era già consolidato nel corso dei mesi precedenti.

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
I comparti manifatturiero (del made in Italy nel suo complesso), del lusso-moda, dei trasporti e della logistica manifestano una tendenza allineata al valore medio dell’indice, a conferma di una relativa staticità della propensione agli investimenti e comunque in linea con quanto già emerso nel corso del primo trimestre dell’anno.

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
Resta molto debole la visione innovativa in alcuni comparti come l’agro-alimentare, la micro-impresa (dove perdurano gli effetti della stretta creditizia e dei mancati pagamenti), oltre che le attività professionali (intese nel loro complesso) e il turismo. E’ soprattutto quest’ultimo settore a denunciare un clima di sfiducia tra i più pesanti, a causa di una serie di ragioni, per le quali si rimanda alla lettura più approfondita del Focus Mensile, poche righe più sotto.

I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
Aumenta il divario tecnologico tra piccolo commercio al dettaglio e grande distribuzione organizzata, più pronta a compiere investimenti per lo snellimento della filiera di consegna delle merci e relativa fatturazione. Si conferma la progressiva marginalizzazione degli esercizi periferici delle grandi città sul tema dell’innovazione.
Segnali discordanti giungono invece dall’edilizia, che oggi più che mai si presenta a macchi di leopardo: in alcune grandi realtà metropolitane o nelle vicinanze di poli abitativi e industriali i titolari di impresa non mostrano segni di cedimento come invece si avvertono in altre realtà.
Gli operatori che hanno contatti commerciali con il settore della Pubblica amministrazione temono riduzioni dei budget di investimento nel corso del prossimo futuro, a causa e come conseguenza della crisi, che imporrà restrizioni.

Il digital divide
Scende dal 61 al 58% la quota di imprenditori che considera inalterato il digital divide con gli altri Paesi più avanzati. Cresce, anche se leggermente (dal 39 al 42%) la quota degli operatori che invece si mantiene su posizioni di dubbio o che prevede un’accentuazione del divario tecnologico con altre nazioni.

L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
Nord-Ovest e Nord-Est si contendono il primato per quanto riguarda il tema della propensione ad investire in innovazione tecnologica. Anche se con qualche differenza: in aree come il Piemonte prevalgono le attenzioni verso lo sviluppo della meccatronica e del software industriale, in Lombardia è molto accesa la sensibilità da parte di settori come biotecnologie, logistica, comunicazioni, credito, editoria. Nel Triveneto appare più corposo il ruolo del manifatturiero e dell’agro-alimentare. Settori dove premono l’acceleratore anche ampie fasce delle imprese emiliane. Al Centro e nel Lazio si presenta un quadro più segmentato, in funzione dei distretti presenti. Al Sud e nelle Isole compaiono alcuni timidi segnali di un ritorno alla valutazione di progetti innovativi, soprattutto in Campania e in Sicilia, mentre resta stabile in altre zone come Puglia.

Focus mensile. Turismo (poco) innovativo
Politica, giornali, sindacati, istituzioni sono tutti concordi: per il rilancio del Paese e per un suo stabile e duraturo sviluppo occorre puntare sul Turismo. La penisola offre arte, cultura, paesaggio, cibo raffinato. Insomma tutto quanto serve per confermare l’Italia come un giardino di monumenti e di gemme attrattive di altissimo valore. Per incentivare l’arrivo di nuove presenza straniere sono in atto diverse misure, a livello locale e a livello nazionale. Comuni importanti come Roma, Firenze, Venezia, Milano, ma anche Napoli e Genova sino ai minori, hanno messo in atto piani strategici per avvicinare nuova clientela.

Il ministero del Turismo ha dato il via libera all’investimento di circa 120 milioni di euro per sovvenzionare iniziative di ampio respiro. Peccato che – per converso – vengano tagliati i fondi per teatri, musei, enti lirici. Tuttavia il problema di fondo non è tanto e solo questo. Nel corso degli ultimi anni il nostro Paese ha perso presenze turistiche, che sono progressivamente scese da circa 44 milioni alle attuali 40 milioni. Se ne sono avvantaggiate realtà come la Francia, in parte la Spagna, che hanno visto mantenere – se non aumentare – le posizioni. Per il rilancio del sistema Federalberghi ha chiesto al governo il taglio dell’Iva (attualmente al 10% a fronte del 5% applicato in Francia e del 7% applicato in Spagna).

Ma il vero problema è un altro. E ancora una volta è rilevabile nei numeri. In Italia esistono 34 mila e 160 alberghi, di cui oltre 30 mila (pari a poco meno del 93% sul totale complessivo) sono a conduzione familiare. Secondo le rilevazioni compiute da Ifiit Research questo settore è relativamente tra i meno propensi a compiere investimenti in innovazione tecnologica (servizi di informatizzazione, collegamenti con centri di prenotazione internazionale, pubblicità on-line nelle varie lingue, convenzioni con società di servizi e di trasporto, rapporti con attività di promozione geografico-distrettuale, network di competenze con altre iniziative collegate sul territorio, guide, etc..).

In molte regioni e in molte zone, il settore vive di inerzia e punta tutto decisamente sulle forze familiari. In Italia non esiste una catena alberghiera nazionale di qualità per l’offerta a un ceto medio (come ad esempio esiste in Francia con realtà come Mercure). Le decisioni sugli investimenti e sugli sviluppi sono demandate a decisori individuali. Prevale ancora il modello della Pensione Gelsomina (mito ritrovabile ad esempio in qualunque località della riviera ligure: alti costi, muri scrostati, colazione al buffet con caffè liofilizzato, spiaggia a pagamento, scarsa o nulla propensione a migliorare la qualità.

Così si può forse resistere ancora qualche anno. Con i voli low-cost, le prenotazioni su internet e la qualità offerta da altri paesi e località a forte attrazione turistica, la concorrenza si farà sempre più dura. Gli investimenti devono seguire un progetto, un’idea, un programma. Insomma: una strategia innovativa. Su questa bisogna lavorare.

(Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

 

Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

Ifiit Research
Via Confalonieri, 36
20100 Milano
Tel. 02 56609380
www.bitmat.it

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