Sviluppatori cercasi. Soprattutto in Lombardia
Il rapporto Unioncamere-ministero del Lavoro elenca le professioni per le quali la domanda supera l'offerta. Le aziende sono in cerca di personale qualificato
Ci sono anche gli sviluppatori software fra le professionalità più difficili da reperire sul mercato. Il rapporto Unioncamere-Ministero del Lavoro elenca infatti una serie di figure high skill con almeno mille assunzioni previste ma che non sono per niente facili da trovare.
Al primo posto ci sono gli addetti marketing seguiti dagli infermieri, farmacisti e sviluppatori di software per i quali sono previste 2.310 assunzioni. 960 di queste, però, sono considerate difficili da reperire, mentre il 64,3% del totale potrà godere di un'assunzione a tempo indeterminato. La Lombardia è considerata la regione che avrà maggiore difficoltà ad assumere nuovi sviluppatori.
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In generale il rapporto stima 20mila assunzioni in più previste nel 2010, grazie all’aumento delle entrate (802mila) e al rallentamento delle uscite di personale (980.500 contro le oltre 994mila del 2009). Il saldo però resta negativo di –178mila unità, pari al –1,5% dell’occupazione prevista per quest’anno. E visto che le imprese, soprattutto di dimensione media, ed in particolar modo quelle più innovative o vocate all’export, annusano la ripresa e cercano di accrescere la propria competitività, il mercato del lavoro riprende (e richiede) dinamicità e flessibilità: crescono infatti del 10%, portandosi al 42,3% del totale, i contratti a tempo determinato, aumenta la richiesta di personale tecnico altamente qualificato e torna a salire anche la domanda di operai, indispensabili al funzionamento della macchina produttiva, mentre si riducono le opportunità per il personale impiegatizio.
I risultati dell’indagine mostrano anche come questa delicata fase di passaggio della nostra economia sia vissuta e percepita in maniera diversa tanto a livello di dimensione di impresa (i segnali migliori provengono dalle aziende medie, mentre le micro-imprese con meno di 10 dipendenti prevedono di ridurre ulteriormente il proprio personale), quanto a livello territoriale, con il Mezzogiorno che dovrebbe registrare anche nel 2010 un saldo negativo più alto delle altre macro-ripartizioni del Paese.
Se le imprese sono caute nel preventivare un allargamento del personale, lo sono molto meno nel procedere alla propria ristrutturazione interna in un’ottica di recupero della competitività attraverso l’integrazione di figure professionali qualificate. Questa tendenza, evidente già da alcuni anni, sembra continuare nel 2010: il 23% delle 552mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese dovrebbe infatti riguardare il grande gruppo professionale dei tecnici, impiegati con elevata specializzazione e dirigenti, e, che in questo modo, rispetto al 2009, avanzano di ulteriori 1,4 punti percentuali sul totale, per complessive 127mila unità; in calo di 2,7 punti percentuali sono invece le figure intermedie di impiegati, professioni commerciali e dei servizi, che dovrebbero rappresentare nel 2010 il 33,9% del totale delle assunzioni non stagionali per complessive 187mila unità; in aumento di oltre un punto percentuale, dopo la flessione subito lo scorso anno, la domanda di operai, che dovrebbe assorbire il 30,1% delle assunzioni non stagionali, pari a 166mila unità; in lieve aumento (dal 13,1% al 12,9%) la domanda di personale non qualificato, di cui sono richieste quest’anno 72mila unità.
E proprio questo percorso di innalzamento professionale delle risorse umane, intrapreso con decisione dalle imprese, fa risaltare il grande problema del disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro: per oltre 147mila assunzioni messe in programma, le imprese segnalano serie difficoltà di reperimento, pari quest’anno al 26,7% delle entrate programmate, 6,2 punti percentuali in più del 2009. Non a caso le difficoltà di reperimento, per il ridotto numero di candidati o per la loro inadeguata preparazione, è massimo (48%) per i dirigenti (richiesti comunque in numero contenuto), poco inferiore per le professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione (35,5%) e per gli operai specializzati (35,2%), mentre si riduce progressivamente per le altre famiglie professionali.










